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11 giugno 2026
10 minuti di lettura

Cos'è la Pneumologia e cosa fa lo pneumologo
Principali patologie trattate
Differenza tra pneumologo e altri specialisti
Perché scegliere Pneumologia (pro e contro)
Quanto dura la specializzazione in Pneumologia
Attività clinica durante la scuola
Competenze acquisite durante la specializzazione
Quanti posti ci sono per Pneumologia al test SSM
Punteggio minimo per entrare in Pneumologia
Pneumologia è difficile?
Quanto guadagna uno specializzando in Pneumologia
Quanto guadagna uno pneumologo
Le migliori scuole di specializzazione in Pneumologia in Italia
Specializzazione in Pneumologia a Milano
Specializzazione in Pneumologia a Roma
Specializzazione in Pneumologia a Bologna
Specializzazione in Pneumologia a Napoli
Specializzazione in Pneumologia a Torino
Com'è la vita durante la specializzazione in Pneumologia
È difficile entrare in Pneumologia?
Come prepararsi al test SSM per entrare in Pneumologia
FAQ sulla specializzazione in Pneumologia
La Pneumologia si occupa di tutto ciò che riguarda il respiro 🫁: dai sintomi più comuni, come la tosse persistente, fino alle condizioni più critiche, come l’insufficienza respiratoria. Se ti stai chiedendo “ma quindi la pneumologia cosa studia davvero?”, devi sapere che si tratta di una disciplina dinamica, che va dalla gestione dei pazienti ventilati all’interventistica, fino all’attività ambulatoriale quotidiana.
Capire cosa fa lo pneumologo nella pratica significa conoscere una professione molto varia, che alterna l’attività in reparto, l’ambulatorio e le terapie semintensive 🏥. Lo pneumologo si occupa di prevenire, diagnosticare e trattare le patologie polmonari, utilizzando strumenti come spirometria, TC torace, emogasanalisi e polisonnografia, e seguendo il paziente nel tempo attraverso piani terapeutici personalizzati.
Accanto alla parte clinica e diagnostica, c’è anche una componente di urgenza, che comporta la gestione di crisi respiratorie, riacutizzazioni di BPCO o embolie polmonari, dove servono rapidità e decisione per impostare un supporto ventilatorio efficace.
È una specialità fortemente multidisciplinare: lo pneumologo collabora con anestesisti, cardiologi, otorinolaringoiatri, allergologi e fisioterapisti respiratori, costruendo percorsi di cura condivisi 🤝.
Tra le condizioni acute, spicca la polmonite, una delle cause più frequenti di ricovero ospedaliero. Può avere origine infettiva 🦠 oppure inserirsi nel più vasto gruppo delle polmoniti interstiziali 🩻, dove il coinvolgimento del tessuto polmonare può essere autoimmune, farmacologico o idiopatico.
Sul fronte cronico, la BPCO, l’asma, le bronchiectasie e le malattie interstiziali rappresentano le principali sfide, con necessità di rimanere costantemente aggiornati. Ad esempio, l’asma grave oggi beneficia dei farmaci biologici e della gestione condivisa con l’otorinolaringoiatria, necessaria nei casi di poliposi nasale o rinosinusite cronica. La BPCO, invece, può evolvere verso quadri severi di insufficienza respiratoria, con necessità di ventilazione domiciliare, riabilitazione respiratoria o, nei casi più avanzati, valutazione per trapianto polmonare, anche quest’ultimo gestito dagli Pneumologi. Anche patologie meno diffuse, come l’ipertensione polmonare o la sarcoidosi, rientrano tra quelle di competenza pneumologica e richiedono un attento follow‑up nel tempo ⏳.
In molti di questi contesti compare l’insufficienza respiratoria, acuta o cronica, che rappresenta un comune denominatore di gran parte delle patologie polmonari. La sua gestione combina competenze cliniche e tecnologiche: dall’impostazione della ventilazione non invasiva all’ossigenoterapia fino ai percorsi di monitoraggio a lungo termine.
Quando si parla di “pneumologo”, si fa riferimento a uno specialista con un focus ben preciso 🫁. Il suo campo d’azione è mirato — diagnosi, trattamento e monitoraggio di tutte le patologie polmonari, dalle più comuni alle più complesse.
Il “medico internista”, invece, ha una prospettiva diversa. Il suo punto di forza è la visione globale del paziente: non si concentra su un singolo organo, ma mette insieme tutti i pezzi, gestendo patologie sistemiche o che coinvolgono più apparati contemporaneamente.
Ci sono situazioni in cui i confini si intrecciano: per esempio nelle malattie reumatologiche o nelle vasculiti ANCA-associate. In questi casi, il medico internista si occupa della gestione della terapia (come quella immunosoppressiva), mentre lo pneumologo entra in gioco per valutare e monitorare il coinvolgimento polmonare, attraverso esami radiologici e funzionali.
È proprio in questi contesti che la collaborazione tra visione sistemica e competenza specialistica diventa essenziale 🌍.
Se cerchi una specialità che non sia mai “sempre uguale”, la Pneumologia potrebbe sorprenderti!
Si tratta infatti di una specialità che offre un’enorme varietà clinica — c’è la parte interventistica, quella semintensiva, le malattie rare, la ventilazione e la riabilitazione respiratoria🩺 Inoltre, pur essendo una branca clinica, ha anche una forte componente di manualità, fatta di broncoscopie, biopsie, drenaggi e toracentesi, che la rendono una disciplina “un po’ chirurgica” 💉 , ideale per chi ama unire ragionamento e pratica.
Ogni giornata può essere diversa dalla precedente, e proprio per questo lo pneumologo ha un ruolo centrale negli ospedali, spesso punto di riferimento per altre specialità.
Inoltre, la domanda specialistica è alta, sia nel pubblico che nel privato, e questo rende il percorso professionalmente solido e ricco di opportunità.
Ovviamente, non è tutto semplice.
Ci sono urgenze respiratorie, la gestione di pazienti complessi e il carico emotivo legato alle patologie croniche o avanzate richiedono impegno e resilienza.
Ma anche questi aspetti dipendono da come ciascuno vive la professione — per molti rappresentano proprio la parte più motivante del lavoro.
La durata della specializzazione in Pneumologia è di 4 anni, e nel corso di questo periodo la formazione è strutturata in diverse rotazioni 🔄:
Una parte importante della scuola è rappresentata dagli ambulatori specialistici di secondo livello 🩺 , che possono comprendere, a seconda del centro, ambulatori per ipertensione polmonare, asma grave, interstiziopatie, fibrosi cistica, trapianto di polmone e patologie rare come la linfangioleiomiomatosi. Non tutte le scuole offrono la stessa esposizione a tutte queste aree, motivo per cui spesso entrano in gioco periodi di formazione all’estero o in extra‑rete, utili per completare il proprio bagaglio in ambiti molto specialistici.
Un ulteriore pilastro formativo è la pneumologia interventistica 🛠️, più sviluppata in alcuni ospedali rispetto ad altri, dove si imparano procedure come broncoscopie, biopsie, drenaggi pleurici e toracentesi.
A questo si affianca l’esperienza in subintensiva respiratoria 🚑, dove oltre alla ventilazione si fa pratica con la gestione farmacologica del paziente critico e con il posizionamento di accessi vascolari centrali e arteriosi, competenze molto trasversali anche rispetto ad altre specialità di area medica.
Nel percorso in Pneumologia, il reparto è il vero punto di partenza 🔥
È qui che imposti le terapie, segui l’evoluzione clinica e ti confronti costantemente con altri specialisti. Accanto al reparto, cresce passo dopo passo anche l’attività ambulatoriale, che comprende sia gli ambulatori di pneumologia generale sia quelli più specialistici, con il progressivo aumento di autonomia nella valutazione e nel follow‑up dei pazienti.
La diagnostica respiratoria non si limita solo alla prescrizione di Rx e di TAC torace 🩻 , ma include in prima persona l’esecuzione di spirometrie, test di funzionalità respiratoria e, sempre più spesso, ecografia del torace, utile per valutare versamenti e ispessimenti pleurici, e l’estensione di quadri come la polmonite. Questo approccio “hands‑on” alla diagnostica consente allo specializzando di correlare direttamente quadro clinico, immagini e decisioni terapeutiche.
Durante la scuola sono previste anche le guardie 🚑, con una frequenza che varia da sede a sede ma che spesso si attesta intorno a circa una ogni due settimane. Durante il turno vengono gestiti i ricoveri di competenza pneumologica e le urgenze respiratorie in pronto soccorso o in altri reparti, così da imparando a valutare rapidamente il paziente, impostare il supporto ventilatorio adeguato e decidere se avviarlo al reparto, alla subintensiva o ad altri setting di cura.
La scuola di specializzazione in Pneumologia permette di sviluppare competenze diagnostiche avanzate sulle malattie respiratorie, con grande attenzione agli esami funzionali.
Si impara a eseguire e interpretare esami come la spirometria semplice e globale, il test di broncodilatazione o alla metacolina, la DLCO 📋. In alcuni centri si viene esposti anche a metodiche più innovative, come la FOT (Forced Oscillation Technique), utilizzata in contesti di ricerca per studiare in dettaglio la meccanica respiratoria 🚀.
A queste competenze si affianca la capacità di integrare i dati funzionali con la diagnostica per immagini 🩻, in particolare TC del torace ad alta risoluzione ed ecografia toracica, utile per valutare versamenti pleurici e guidare il posizionamento di drenaggi. L’obiettivo non è solo leggere referti, ma collegare numeri, immagini e clinica, diventando progressivamente autonomi nella diagnosi e stadiazione delle patologie respiratorie.
Un altro elemento chiave è la gestione del paziente cronico, con presa in carico a lungo termine di persone con BPCO, asma grave, malattie interstiziali, bronchiectasie o ipertensione polmonare, modulando terapie, follow‑up, ossigenoterapia e ventilazione domiciliare.
Infine, la specializzazione in Pneumologia consolida una forte attitudine al lavoro multidisciplinare, soprattutto attraverso le MDD (Multidisciplinary Discussion), riunioni in cui pneumologi, radiologi, oncologi, reumatologi, otorini, chirurghi toracici (e altre figure, a seconda del tema) discutono i casi complessi. Questi incontri sono fondamentali per affinare diagnosi e scelte terapeutiche e rappresentano uno dei contesti in cui si cresce di più sul piano clinico e decisionale 🤝.
Il numero di posti per Pneumologia al test SSM varia ogni anno in base ai contratti di specializzazione finanziati a livello nazionale e alla capacità formativa delle singole scuole. In generale, però, si tratta di una specialità che offre un numero di posti relativamente buono rispetto ad altre, con un’offerta solida e ben distribuita sul territorio.
Nel dettaglio, nel 2025 sono stati messi a bando 260 contratti nazionali, mentre nel 2024 erano 272. Accanto alle borse finanziate dallo Stato, nel 2025 erano disponibili anche 11 contratti regionali, messi a disposizione da enti pubblici (come Regioni e Province autonome) o, in alcuni casi, da soggetti privati (per approfondire cosa sono, clicca qui: Borse aggiuntive SSM 2025: requisiti, enti finanziatori e come candidarsi.
In sintesi, la presenza di scuole distribuite in tutta Italia e la possibilità di scegliere tra diverse sedi — con contesti formativi e lavorativi differenti — contribuisce a garantire ogni anno un buon numero complessivo di posti SSM e una distribuzione ampia sul territorio.
Il punteggio minimo per pneumologia al test SSM varia ogni anno, in base alla domanda e ai posti a disposizione nelle varie scuole. In linea di massima, vi è un livello di competitività medio, con punteggi che vanno dagli 80 ai 100 punti per le sedi di maggior interesse.
La pneumologia è difficile per alcune sue sfide specifiche, ma nel complesso non è una disciplina più complessa di altre.
La difficoltà in pneumologia riguarda soprattutto la gestione di pazienti con quadri clinici articolati, in cui convivono patologie respiratorie e comorbidità internistiche. Infatti, la gestione del paziente respiratorio richiede competenze trasversali: valutazione funzionale, capacità di inquadrare il contesto e riconoscere precocemente le urgenze respiratorie.
Più che per la difficoltà tecnica, la pneumologia è impegnativa per la necessità di mantenere una visione clinica ampia e integrata, che unisce competenze specialistiche a una solida base.
A partire dall’anno accademico 2025-2026 (ovvero da ottobre 2026), la quota fissa dello stipendio aumenterà, e per le specializzazioni meno richieste vi sarà l’aggiunta di un compenso economico variabile (ma Pneumologia non rientra tra queste 😅).
Per cui, lo stipendio dello specializzando in pneumologia a seguito delle modifiche presentate dalla Legge di Bilancio sarà il seguente:
Si tratta di uno stipendio standard nazionale, indipendente dalla scuola di studio, che incrementa lievemente dal terzo anno.
Lo stipendio dello pneumologo può variare in modo significativo in base al contesto lavorativo, all’esperienza e al tipo di attività svolta 💼🫁.
Nel settore pubblico, la retribuzione segue in genere il contratto della dirigenza medica e cresce con l’anzianità di servizio, le responsabilità ricoperte e le eventuali attività aggiuntive.
Nel privato, invece, le possibilità sono più variabili: uno pneumologo può lavorare in ambulatorio, svolgere consulenze specialistiche o collaborare con strutture convenzionate e centri diagnostici. In questi casi il guadagno dipende molto dal volume di attività, dalla presenza di una rete di invio solida e dalla capacità di costruirsi una reputazione professionale nel tempo.
Come già anticipato, in Italia le scuole di specializzazione in Pneumologia sono presenti in modo piuttosto diffuso, ma non tutte le sedi offrono lo stesso tipo di formazione. La qualità del percorso dipende molto dalla rete formativa, dal volume di attività clinica, dalla presenza di reparti di degenza e ambulatori dedicati, e dalla possibilità di fare esperienza anche in pneumologia interventistica.
Le differenze tra le Università di Pneumologia riguardano soprattutto il tipo di casistica e le opportunità pratiche. Alcuni centri hanno un’impronta più clinica e gestiscono un grande numero di pazienti respiratori complessi, altri offrono maggior esposizione a broncoscopia, ventilazione non invasiva, urgenze respiratorie o attività ambulatoriale specialistica.
In questo senso, non esiste una scuola “migliore” in assoluto: conta molto l’obiettivo formativo dello specializzando. Vediamo ora alcune scuole!
Studiare Pneumologia a Milano significa scegliere, al momento dell’assegnazione, la sede di interesse. Infatti, la scuola offre la possibilità di lavorare all’Ospedale Policlinico, Niguarda, Sacco, Santi Paolo e Carlo e… Bergamo (esattamente, l’Ospedale Papa Giovanni XIII rientra nelle sedi della scuola milanese!);
Ciascuna di queste scuola ha dei punti di forza:
Studiare pneumologia a Roma comporta il potersi formare in una città non solo bellissima, ma con una rete universitaria e ospedaliera molto ampia. Tra le principali scuole ci sono Sapienza Università di Roma e Università Cattolica, entrambe attive nella specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio.
Sul piano ospedaliero, la formazione si appoggia a strutture di riferimento come il Policlinico Gemelli, l’Ospedale San Giovanni Addolorata, il Presidio San Filippo Neri, l’IRCCS San Raffaele Roma e le strutture pneumologiche dell’area romana.
Per chi cerca una formazione completa, la varietà delle strutture è un elemento importante, perché permette di vedere modelli assistenziali diversi e di costruire esperienza su più fronti.
Scegliere Pneumologia a Bologna permette di formarsi in una sede con una tradizione clinica importante e con un legame stretto tra università e ospedale. Sul piano assistenziale, il riferimento principale è il Policlinico Sant’Orsola, dove è presente una struttura dedicata di Pneumologia e Terapia Intensiva Respiratoria. Questa organizzazione è particolarmente rilevante perché consente di confrontarsi sia con la degenza pneumologica sia con la gestione del paziente critico, quindi con un’area clinica completa e non limitata all’attività ambulatoriale. Inoltre, particolare importanza viene data anche alla parte interventistica.
Studiare Pneumologia a Napoli significa formarsi in un contesto universitario di lunga tradizione, strettamente legato alla Federico II e al suo polo ospedaliero di riferimento.
Il principale centro di riferimento è l’Ospedale Monaldi, storicamente uno dei cuori della pneumologia napoletana. La presenza di reparti dedicati e di un’ampia casistica consente agli specializzandi di confrontarsi con quadri clinici molto diversi tra loro, dalla patologia cronica alle urgenze respiratorie.
Fare Pneumologia a Torino vuol dire entrare in una scuola ben organizzata e molto pratica, dove inizialmente si lavora presso l’ambulatorio generale e il reparto di degenza, così da costruire basi solide nella gestione del paziente respiratorio.
Nel corso degli anni si passa a contesti più specifici, come fibrosi cistica, asma grave, malattie rare e day hospital trapianto, semintensiva, broncoscopia, pronto soccorso e day hospital di oncologia polmonare. Il quarto anno, invece, lascia più spazio alla scelta personale.
Uno dei punti di forza della sede torinese è che le opportunità non mancano: oltre alla scuola, in città ci sono strutture molto utili per approfondire ambiti complementari, come le malattie infettive all’Amedeo di Savoia e la pediatria al Regina Margherita. In questo modo, la formazione resta completa, concreta e ben collegata alla realtà clinica della città.
Ti riportiamo l’esperienza di svolgere la specializzazione in Pneumologia!
La giornata tipo di uno specializzando in pneumologia può essere molto diversa a seconda del contesto in cui si lavora. Non esiste, infatti, un’unica routine valida per tutti: il carico e il ritmo cambiano sensibilmente tra reparto, ambulatorio e altri servizi.
Il reparto è generalmente l’ambiente più impegnativo, dove si concentrano sia le urgenze respiratorie sia la gestione di pazienti complessi. La giornata è scandita da visite, visione esami e consulenze, e decisioni cliniche, a cui si aggiunge una componente burocratica non trascurabile, cui ci si dedica nel pomeriggio.
L’ambulatorio, invece, ha ritmi più regolari e una struttura più definita. Le visite sono programmate e si svolgono in tempi piuttosto contenuti, spesso intorno ai 15–20 minuti. Questo rende l’attività più scorrevole e con una parte burocratica ridotta rispetto al reparto, ma richiede anche una buona capacità di sintesi e decisione: in poco tempo bisogna inquadrare il problema e impostare una gestione adeguata, senza la possibilità di rivalutare il paziente nel breve come avviene durante un ricovero.
Al di là delle differenze tra i vari servizi, la pneumologia è una specialità in cui l’attività quotidiana è piuttosto varia e intensa. Nel corso della giornata si alternano momenti più clinici ad altri più pratici, con procedure come toracentesi, emogasanalisi o gestione della ventilazione nei pazienti che ne hanno indicazione. Questo comporta un’esposizione a situazioni diverse, che nel tempo contribuisce a costruire una certa familiarità con la gestione del paziente respiratorio.
Con il passare dei mesi, si sviluppa progressivamente una maggiore autonomia nella gestione clinica, sia in reparto sia in ambulatorio, con conseguente crescita professionale. La pneumologia consente di seguire il paziente in diverse fasi, dalla valutazione iniziale alle scelte terapeutiche, includendo anche alcune procedure. Questo permette di acquisire una visione abbastanza completa della gestione delle principali patologie respiratorie, mantenendo un equilibrio tra attività clinica e pratica.
Capire se è difficile entrare in pneumologia è una delle prime domande che ci si pone quando si inizia a valutare questa specializzazione. La risposta non è univoca, dal momento che pneumologia si colloca generalmente in una fascia di difficoltà media: infatti, non è tra le scuole più competitive in assoluto, ma nemmeno tra quelle con accesso più semplice.
🧮 Vediamo un po’ di numeri:
Come si evidenzia dalle analisi, c’è una forte variabilità tra le sedi, che influenza poi la competitività per l’accesso alla sede desiderata. Per quanto i punteggi richiesti possano cambiare sensibilmente da un ateneo all’altro, in generale sono poche le sedi che necessitano di punteggi superiori a 90 (nel 2025 erano solo quattro!).
Un altro elemento che contribuisce a rendere pneumologia una scelta con una moderata accessibilità è il numero di posti disponibili. Rispetto ad altre specializzazioni più “chiuse”, infatti, il contingente di borse è generalmente buono, il che aumenta le probabilità di ingresso, ma tutte le borse vengono sempre generalmente assegnate.
C’è poi un ultimo elemento che spesso viene sottovalutato: l’organizzazione in reti formative. Alcune scuole di pneumologia non fanno riferimento a un’unica sede, ma a una rete distribuita su più ospedali e strutture. Questo significa che, anche dopo essere entrati, l’assegnazione alla sede specifica avviene seguendo l’ordine di graduatoria e le preferenze espresse dai candidati 📈 (è quello che succede, ad esempio, nella scuola di Milano).
La preparazione al test SSM necessaria per entrare in pneumologia richiede un approccio ragionato, più che “intensivo” in senso generico, perché non è una di quelle scuole con accesso proibitivo, ma si colloca in una fascia di difficoltà media. Questo significa che la differenza, spesso, la fanno l’organizzazione e la consapevolezza iniziale 💪🏼.
1️⃣ Il primo passo è capire il proprio punto di partenza e la sede a cui si ambisce, dato che i punteggi possono variare anche in modo significativo da un ateneo all’altro: avere chiaro fin da subito dove si vuole concorrere aiuta a calibrare meglio le aspettative e, soprattutto, il livello di preparazione necessario. Per fare un esempio, per la Cattolica nel 2025 il punteggio minimo è stato 96 punti, mentre per Pavia 68!
2️⃣ Una volta definito il punto di partenza e l’obiettivo, bisogna costruire un piano di studio sensato. In quest’ottica, è utile ricordare che non tutte le materie hanno lo stesso peso nel test: alcuni argomenti ricorrono più frequentemente, ed è su questi che conviene concentrare gran parte del tempo, almeno in una fase iniziale. L’utilizzo di manuali specifici e mirati può fare la differenza, perché permettono di evitare dispersioni e focalizzarsi su ciò che è davvero rilevante per la prova.
3️⃣ Accanto allo studio teorico, però, è fondamentale affiancare da subito una componente pratica. Fare esercizi non serve solo a “verificare” quanto si è studiato, ma soprattutto a capire come gli argomenti vengono trasformati in quiz, perché conoscere un concetto non equivale automaticamente a saper rispondere correttamente a una domanda a scelta multipla. Sono fondamentali quindi quiz e simulazioni, utilissime anche a monitorare i progressi nel tempo.
In sintesi, prepararsi per pneumologia non richiede strategie particolarmente “estreme”, ma piuttosto un approccio lucido e un corretto utilizzo del tempo a disposizione: in questo percorso, i corsi di preparazione SSM di Peer4Med rappresentano un supporto utile, soprattutto per desidera confrontarsi con lezioni di teoria a cadenza regolare affiancate da quiz inediti settimanali.
La specializzazione in Pneumologia dura quattro anni; all’interno di questo percorso si ruota nei vari servizi, con anche la possibilità di andare all’estero (ma dipende dalle varie scuole).
I posti per Pneumologia al test SSM sono variabili: l’anno scorso erano 260, contro i 272 dell’anno precedente. In generale, rispetto ad altre specializzazioni, c’è un buon equilibrio tra posti a disposizione ed effettiva domanda.
In ambito ospedaliero, lo stipendio base per uno pneumologo è di 2700-3100 euro, cui si somma la libera professione, che è possibile svolgere anche intra-moenia. Diversi sono gli stipendi nel privato invece, che dipendono dal contratto stipulato.
In Italia vi sono diverse università per Pneumologia, ciascuna con le sue peculiarità: ad esempio, i pazienti candidabili a trapianto si gestiscono negli ospedali di Milano, Torino, Padova, Pavia, Bologna, Siena, Palermo, Roma. Per cui, vista l’ampia scelta, è utile informarsi sui punti di forza delle reti formative di interesse.
Pneumologia richiede un punteggio nella media per poter entrare; tendenzialmente, non rientra tra le specializzazioni difficili, ma ciò dipende anche dalla sede d’interesse.
Se cerchi una specializzazione clinica con una componente chirurgica e di emergenze, è un’ottima scelta. Ti permette di eseguire procedure elettive sia in urgenza che in elezione (come posizionamenti di drenaggi toracici o broncoscopie), e anche di essere a contatto con una realtà sempre varia.
Lo pneumologo può lavorare in ambulatorio, in reparto, in subintensiva pneumologica, nei centri dedicati ai pazienti neuromuscolari, in Pronto Soccorso… con una varietà di mansioni notevoli! Inoltre, ci sono poi buone possibilità lavorative sia nel pubblico che nel privato o in centri convenzionati.

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