Scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione: durata, posti SSM, stipendio e migliori università

22 giugno 2026

10 minuti di lettura

Hero Banner image

Indice dell'articolo

Cos'è l'Anestesia e Rianimazione e cosa fa l'anestesista rianimatore

Principali ambiti clinici e patologie gestite

Differenza tra anestesista rianimatore e medico d'urgenza

Perché scegliere Anestesia e Rianimazione (pro e contro)

Quanto dura la specializzazione in Anestesia e Rianimazione

Attività clinica durante la scuola

Quanti posti ci sono per Anestesia e Rianimazione al test SSM

Punteggio minimo per entrare in Anestesia e Rianimazione

Anestesia e Rianimazione è difficile?

Quanto guadagna uno specializzando in Anestesia e Rianimazione

Quanto guadagna un anestesista rianimatore

Le migliori scuole di specializzazione in Anestesia e Rianimazione in Italia

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Milano

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Roma

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Bologna

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Napoli

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Torino

Com'è la vita durante la specializzazione in Anestesia e Rianimazione

È difficile entrare in Anestesia e Rianimazione?

Come prepararsi al test SSM per entrare in Anestesia e Rianimazione

FAQ sulla specializzazione in Anestesia e Rianimazione

Cos'è l'Anestesia e Rianimazione e cosa fa l'anestesista rianimatore

L’anestesia e rianimazione è una branca specialistica della medicina che studia e gestisce l’anestesia, il monitoraggio delle funzioni vitali e il trattamento dei pazienti critici. Non riguarda soltanto “l’addormentare il paziente” durante un intervento chirurgico, ma comprende un insieme di competenze fondamentali per la sicurezza del paziente prima, durante e dopo l’operazione.

Chi sceglie la specializzazione in Anestesia e Rianimazione si forma nella gestione delle emergenze, della terapia intensiva e del dolore acuto e cronico, sviluppando competenze trasversali e altamente pratiche. È una disciplina ad alta responsabilità, che richiede rapidità decisionale, precisione e capacità di lavorare in team multidisciplinari.

L’anestesista rianimatore si occupa innanzitutto della valutazione preoperatoria del paziente, verificando le condizioni cliniche e l’idoneità all’intervento chirurgico. In sala operatoria gestisce l’anestesia generale, loco-regionale e la sedazione, monitorando costantemente parametri vitali come respirazione, pressione arteriosa, frequenza cardiaca e ossigenazione. Durante l’intervento collabora strettamente con chirurghi, infermieri e personale sanitario per garantire la stabilità del paziente e la sicurezza dell’atto chirurgico.

Il ruolo dell’anestesista cambia invece in terapia intensiva e rianimazione, dove si occupa della gestione del paziente critico con insufficienza di una o più funzioni vitali. In questo contesto lavora insieme a intensivisti, internisti e medici d’urgenza per supportare organi vitali come cuore, polmoni e reni attraverso ventilazione meccanica, farmaci e monitoraggio avanzato.

Un altro ambito fondamentale è la terapia del dolore, dove l’anestesista tratta il dolore post-operatorio, acuto e cronico, migliorando la qualità di vita dei pazienti attraverso terapie farmacologiche, tecniche infiltrative e procedure specialistiche.

Per poter diventare specialisti in anestesia e rianimazione è necessario seguire la scuola di specialità della durata di 4 anni. 

Principali ambiti clinici e patologie gestite

La specialità in anestesia e rianimazione comprende ambiti molto diversi tra loro, ma accomunati da un elemento centrale: la gestione del paziente nel momento in cui il suo equilibrio fisiologico è più fragile. L’anestesista rianimatore è infatti il medico che interviene quando funi vitali come respirazione, circolazione e coscienza devono essere monitorate e supportate in modo continuo, rapido e altamente specialistico. La capacità di prendere decisioni tempestive, interpretare parametri clinici complessi e adattare rapidamente il trattamento rappresenta uno degli aspetti più caratterizzanti della disciplina.

La specialità si articola principalmente in tre grandi setting clinici: attività perioperatoria in sala operatoria, rianimazione e terapia intensiva/emergenza, e terapia del dolore.

In sala operatoria l’anestesista si occupa della gestione globale del paziente prima, durante e dopo l’intervento chirurgico. Il suo lavoro inizia già nella fase preoperatoria, con la valutazione clinica del paziente, l’analisi dei rischi anestesiologici e la previsione di eventuali difficoltà nella gestione delle vie aeree, come la facilità o meno dell’intubazione.

Durante l’intervento l’anestesista garantisce il mantenimento delle funzioni vitali, controllando costantemente respirazione, pressione arteriosa, frequenza cardiaca e ossigenazione attraverso un monitoraggio continuo. Somministra i farmaci necessari per sedazione, analgesia e rilassamento muscolare, gestisce l’intubazione tracheale e il supporto ventilatorio meccanico, adattando continuamente la terapia alle condizioni del paziente e al tipo di intervento chirurgico.

L’attività perioperatoria comprende anche la prevenzione e il trattamento delle complicanze cardio-respiratorie intraoperatorie e la gestione del dolore postoperatorio, fondamentale per favorire un recupero più rapido e ridurre le complicanze dopo l’intervento.

Si tratta quindi di una specialità in cui la conoscenza della fisiologia, della farmacologia e delle tecniche di monitoraggio avanzato è essenziale per assistere il paziente in condizioni spesso delicate e potenzialmente instabili.

L’ambito della rianimazione e della terapia intensiva riguarda invece la gestione del paziente critico, cioè di pazienti con compromissione severa di una o più funzioni vitali. In questi contesti l’anestesista rianimatore lavora in stretta collaborazione con medici dell’emergenza, chirurghi, infermieri e altri specialisti.

Tra le condizioni più frequenti trattate in terapia intensiva vi sono l’insufficienza respiratoria acuta, la sepsi e lo shock settico, il politrauma e le instabilità emodinamiche severe. In questi casi è fondamentale intervenire rapidamente per stabilizzare il paziente e prevenire il peggioramento delle funzioni vitali.

Nell’insufficienza respiratoria, ad esempio, il rianimatore deve scegliere e gestire il supporto ventilatorio più adeguato, utilizzando ventilazione non invasiva oppure ventilazione meccanica invasiva nei casi più gravi. La conoscenza dei diversi sistemi di ossigenazione e ventilazione è quindi centrale nella pratica clinica quotidiana.

Nel caso di sepsi e shock settico, invece, il trattamento richiede una gestione tempestiva con fluidoterapia, antibiotici, farmaci vasoattivi e monitoraggio emodinamico continuo, al fine di mantenere un’adeguata perfusione degli organi vitali. Analogamente, nei pazienti con politrauma è necessario coordinare rapidamente stabilizzazione respiratoria e circolatoria prima dell’eventuale trattamento chirurgico.

La terapia intensiva rappresenta quindi uno degli ambienti ospedalieri a maggiore complessità assistenziale, dove il monitoraggio continuo e la rapidità decisionale sono fondamentali per la sopravvivenza del paziente.

Un altro importante ambito della specialità è la terapia del dolore, dedicata alla gestione del dolore acuto e del dolore cronico, sia oncologico sia non oncologico.

L’anestesista che si occupa di terapia del dolore segue pazienti con condizioni molto diverse: dolore cronico postoperatorio, dolore neuropatico, patologie osteoarticolari, dolore legato a malattie neurologiche o dolore oncologico nei pazienti con neoplasie avanzate.

Particolarmente rilevante è la gestione del dolore cronico nei pazienti oncologici, nei quali possono essere necessari trattamenti farmacologici complessi, tecniche infiltrative o procedure antalgiche avanzate per migliorare la qualità della vita. Anche il dolore postoperatorio rappresenta un ambito fondamentale, poiché un adeguato controllo del dolore favorisce il recupero funzionale e riduce le complicanze.

La terapia del dolore richiede quindi competenze cliniche, farmacologiche e relazionali, con un approccio personalizzato volto a migliorare il benessere e la qualità di vita del paziente.

Nel complesso l’anestesista rianimatore è il professionista che accompagna il paziente nei momenti più critici del percorso di cura, garantendo supporto vitale, sicurezza e continuità assistenziale nei contesti clinici a maggiore complessità.

Differenza tra anestesista rianimatore e medico d'urgenza

Soprattutto nell’ambito delle urgenze è importante distinguere il ruolo del medico d’urgenza da quello dell’anestesista rianimatore. Si tratta di due figure diverse ma strettamente complementari, che collaborano quotidianamente nella gestione del paziente critico, in particolare all’interno del pronto soccorso.

Il medico d’urgenza è lo specialista che si occupa del pronto soccorso, del triage e dell’inquadramento iniziale del paziente. Ha il compito di valutare rapidamente la gravità del quadro clinico, stabilizzare il paziente e impostare i primi trattamenti nelle principali emergenze mediche e traumatiche.

L’anestesista rianimatore interviene invece soprattutto nella gestione avanzata delle funzioni vitali. Le sue competenze riguardano in particolare la gestione delle vie aeree, l’intubazione, la sedazione, il supporto ventilatorio e il trattamento del paziente instabile dal punto di vista respiratorio ed emodinamico. È inoltre la figura di riferimento nella terapia intensiva e nella rianimazione.

Nel contesto del pronto soccorso, il medico d’urgenza e l’anestesista rianimatore collaborano strettamente nei casi più gravi, come insufficienza respiratoria, politrauma o shock settico. Il medico d’urgenza si occupa della prima valutazione e stabilizzazione, mentre l’anestesista rianimatore entra in gioco quando sono necessarie procedure avanzate, come la gestione delle vie aeree o il supporto ventilatorio invasivo.

L’attività dell’anestesista rianimatore non si limita però all’emergenza. La specialità comprende anche la gestione perioperatoria del paziente in sala operatoria, dove si occupa di anestesia, monitoraggio e controllo delle funzioni vitali durante gli interventi chirurgici, oltre alla terapia del dolore acuto e cronico.

La distinzione tra medico d’urgenza e anestesista rianimatore riguarda quindi competenze e ambiti di intervento differenti, ma la collaborazione tra queste due figure è fondamentale per garantire una gestione efficace e tempestiva del paziente critico.

Perché scegliere Anestesia e Rianimazione (pro e contro)

Quando ci si chiede se conviene scegliere anestesia e rianimazione, è importante avere una visione realistica della specialità, senza idealizzarla. Si tratta infatti di una disciplina estremamente stimolante e centrale all’interno dell’ospedale, ma anche caratterizzata da ritmi intensi, grande responsabilità e un importante carico emotivo.

Tra gli aspetti più apprezzati della specialità c’è sicuramente la grande varietà degli ambiti lavorativi. L’anestesista rianimatore può lavorare in sala operatoria, in terapia intensiva, in emergenza o nella terapia del dolore, alternando attività molto diverse tra loro. Questa trasversalità permette di sviluppare competenze cliniche, farmacologiche e pratiche molto ampie.

Anestesia e rianimazione è inoltre una specialità ad alta intensità, in cui il medico combina manualità tecnica e ragionamento clinico continuo. La gestione delle vie aeree, l’intubazione, il supporto ventilatorio, il monitoraggio emodinamico e la sedazione richiedono infatti decisioni rapide e competenze pratiche avanzate. Per molti studenti questo mix tra pratica e fisiopatologia rende la disciplina particolarmente stimolante.

Un altro vantaggio importante è l’elevata spendibilità lavorativa. L’anestesista rianimatore è oggi una figura molto richiesta sia negli ospedali pubblici sia nel privato, con possibilità lavorative ampie e diversificate. Inoltre la specialità occupa un ruolo centrale nella gestione ospedaliera, perché coinvolta in chirurgia, emergenza, terapia intensiva e gestione del paziente critico.

Dal punto di vista dei ritmi lavorativi, alcuni contesti possono risultare meno usuranti rispetto ad altre specialità ospedaliere molto operative, soprattutto in alcune attività di sala operatoria programmata. Tuttavia questo aspetto varia molto in base al tipo di struttura e all’ambito in cui si lavora.

Accanto ai vantaggi esistono però anche aspetti impegnativi che devono essere considerati con sincerità. L’anestesia e rianimazione è una specialità con un livello di responsabilità molto elevato: spesso le decisioni devono essere prese rapidamente e riguardano pazienti instabili o in pericolo di vita.

In particolare, chi lavora in emergenza o in terapia intensiva affronta frequentemente turni notturni, guardie, reperibilità e ritmi lavorativi intensi. La gestione continua di urgenze, insufficienza respiratoria, shock settico o politraumi comporta uno stress decisionale importante e richiede grande lucidità anche in situazioni critiche.

Anche il carico emotivo può essere significativo. L’anestesista rianimatore lavora quotidianamente a stretto contatto con pazienti critici, situazioni instabili e contesti ad alta pressione emotiva. In terapia intensiva, in particolare, il confronto con sofferenza, urgenze e prognosi complesse è costante.

Le opinioni su anestesia e rianimazione dipendono quindi molto dalla personalità e dalle aspettative individuali. È una specialità adatta a chi cerca un lavoro dinamico, pratico e clinicamente molto stimolante, ma richiede anche capacità di gestione dello stress, rapidità decisionale e disponibilità a sostenere ritmi impegnativi.

Quanto dura la specializzazione in Anestesia e Rianimazione

La durata della specializzazione in anestesia e rianimazione, denominata ufficialmente Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore, è di 5 anni. Si tratta di una scuola altamente professionalizzante, caratterizzata da una formazione molto pratica e da un coinvolgimento diretto dello specializzando nella gestione del paziente fin dai primi anni.

L’obiettivo del percorso è formare un medico capace di lavorare in contesti molto diversi tra loro, dalla sala operatoria alla terapia intensiva, fino all’emergenza e alla terapia del dolore. Per questo motivo la scuola prevede numerose rotazioni tra setting clinici differenti, che permettono di acquisire competenze trasversali sia tecniche sia cliniche.

Nella maggior parte delle sedi, i primi anni sono maggiormente dedicati all’attività perioperatoria e alla sala operatoria, dove lo specializzando impara progressivamente la gestione delle vie aeree, l’intubazione, il monitoraggio intraoperatorio, la sedazione e il supporto ventilatorio. Con il passare degli anni aumenta invece l’esposizione alla rianimazione, alla terapia intensiva e alla gestione del paziente critico. Tuttavia questa distribuzione è soggetta a variabilità.

Le rotazioni possono includere diversi ambiti specialistici, tra cui:

  • sala operatoria
  • rianimazione e terapia intensiva
  • terapia subintensiva
  • pronto soccorso ed emergenza intraospedaliera
  • terapia del dolore
  • anestesia ostetrica
  • anestesia pediatrica
  • cardioanestesia e neuroanestesia, a seconda della struttura universitaria.

Uno degli aspetti più caratteristici della specializzazione è la forte componente pratica. In anestesia e rianimazione, infatti, si impara soprattutto “facendo”: partecipando alle procedure, gestendo direttamente i pazienti e sviluppando gradualmente autonomia decisionale e tecnica sotto supervisione.

Oltre alle competenze cliniche e manuali, la formazione richiede anche la capacità di lavorare in ambienti ad alta intensità assistenziale e di gestire situazioni di emergenza spesso complesse dal punto di vista emotivo. La rapidità decisionale, il lavoro in team e la gestione dello stress diventano quindi parte integrante del percorso formativo.

Attività clinica durante la scuola

Durante il percorso di specializzazione in anestesia e rianimazione SSM, lo specializzando viene coinvolto progressivamente in tutte le principali attività dell’anestesista rianimatore.

Una parte importante della quotidianità si svolge in sala operatoria. Qui lo specializzando partecipa alla visita anestesiologica preoperatoria, durante la quale vengono valutati condizioni cliniche, rischio anestesiologico e possibili difficoltà nella gestione delle vie aeree. Successivamente prende parte all’induzione dell’anestesia, somministrando i farmaci necessari per sedazione, analgesia e rilassamento muscolare sotto supervisione.

Nel corso dell’intervento si occupa del monitoraggio intraoperatorio continuo del paziente, controllando parametri come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione e ventilazione. Impara inoltre la gestione delle vie aeree, oltre alla gestione della ventilazione meccanica.

Tra le procedure pratiche più frequenti rientrano anche il posizionamento di accessi venosi centrali, accessi arteriosi e altri dispositivi necessari al monitoraggio e alla gestione del paziente. Al termine dell’intervento, lo specializzando partecipa anche al risveglio del paziente e alla gestione del dolore postoperatorio.

L’attività non si limita però alla sala operatoria. In terapia intensiva lo specializzando si occupa del monitoraggio del paziente critico, della stabilizzazione emodinamica, della gestione del supporto ventilatorio invasivo e non invasivo e del trattamento delle principali emergenze respiratorie e circolatorie.

Durante il percorso formativo sono frequenti anche le attività di guardia e le urgenze intraospedaliere. Lo specializzando può essere coinvolto nella gestione di arresti cardiaci, insufficienza respiratoria acuta, shock settico o pazienti instabili provenienti dal pronto soccorso o dai reparti. Questo comporta turni notturni e reperibilità

L’anestesia e rianimazione è quindi una specializzazione molto dinamica e concreta, in cui lo specializzando non svolge un ruolo “dietro le quinte”, ma partecipa attivamente alla gestione del paziente nei momenti più delicati del percorso di cura.

Quanti posti ci sono per Anestesia e Rianimazione al test SSM

I posti in anestesia e rianimazione al test SSM sono tradizionalmente tra i più numerosi all’interno delle scuole di specializzazione medica. Questo riflette la forte necessità di anestesisti rianimatori nel Servizio Sanitario Nazionale, sia in sala operatoria sia in terapia intensiva, emergenza e terapia del dolore.

Per il concorso SSM 2025 sono stati messi a disposizione:

  • 1.438 contratti statali;
  • 11 contratti regionali.

Nel 2024, invece, i contratti disponibili erano:

  • 1.548 contratti statali;
  • 14 contratti regionali.

Il numero di posti in anestesia e rianimazione varia ogni anno, ma storicamente questa specialità mantiene un numero elevato di contratti rispetto ad altre scuole. Si tratta infatti di una disciplina centrale per il funzionamento ospedaliero, con una domanda lavorativa costantemente alta su tutto il territorio nazionale.

Un altro aspetto importante è la distribuzione molto ampia delle sedi. La scuola di anestesia e rianimazione è presente in numerose università italiane e in gran parte degli ospedali hub e policlinici, offrendo quindi molte possibilità di scelta ai candidati.

Tuttavia, l’alto numero di posti non elimina completamente la competitività. Alcune sedi particolarmente richieste, soprattutto grandi centri universitari o ospedali con elevata casistica e forte attività specialistica, continuano a essere molto selettive e richiedono punteggi SSM elevati.

Punteggio minimo per entrare in Anestesia e Rianimazione

Il punteggio minimo per anestesia e rianimazione SSM varia ogni anno e può cambiare in modo significativo in base a diversi fattori, come il numero di contratti disponibili, il livello di difficoltà generale del concorso e soprattutto la sede scelta.

In generale, anestesia e rianimazione è considerata una specialità con competitività medio-bassa o media rispetto ad altre scuole particolarmente selettive. Tuttavia, è importante sottolineare che esistono differenze molto marcate tra le varie sedi. Alcune università e grandi centri ospedalieri risultano ogni anno particolarmente richiesti per qualità formativa, volume di attività clinica o organizzazione della scuola, e questo comporta un aumento significativo del punteggio necessario per entrare. 

Tra le sedi generalmente più competitive vengono spesso citate università come la Cattolica (punteggio minimo 2025: 94.75), l’Università di Bologna (79,5 punteggio minimo 2025) o l’Università dell’Insubria (79 punteggio minimo 2025), dove il livello dei punteggi può risultare più alto rispetto alla media nazionale.

Il punteggio minimo per anestesia e rianimazione SSM dipende quindi da diversi elementi:

  • numero di posti disponibili quell’anno
  • attrattività della singola sede
  • preferenze dei candidati
  • andamento generale del concorso SSM
  • distribuzione dei contratti statali e regionali
  • difficoltà della prova

Anestesia e Rianimazione è difficile?

Sì, anestesia e rianimazione è una specialità difficile, ma la difficoltà non riguarda soltanto lo studio teorico o il carico accademico. La vera complessità della disciplina sta soprattutto nella responsabilità clinica, nella gestione delle urgenze e nella capacità di prendere decisioni rapide in situazioni ad alta pressione.

Spesso si tende a immaginare l’anestesista come il medico che “addormenta e risveglia” il paziente durante un intervento chirurgico. In realtà, come abbiamo detto fino a questo momento, la specialità è molto più ampia e richiede competenze tecniche, fisiopatologiche e decisionali estremamente avanzate.

La difficoltà di anestesia e rianimazione deriva soprattutto dalla necessità di mantenere lucidità sotto pressione. Molte decisioni devono essere prese in tempi molto rapidi, spesso in pazienti instabili o in condizioni potenzialmente fatali.

Anche la componente emotiva è molto importante. L’anestesista rianimatore lavora quotidianamente a contatto con pazienti critici e situazioni ad alta intensità emotiva, dove non sempre l’esito è favorevole. Per questo motivo sono fondamentali autocontrollo, capacità di lavorare in team e una buona tenuta psicologica.

La difficoltà di anestesia e rianimazione, quindi, non consiste solo nello studio, ma soprattutto nella combinazione di responsabilità, rapidità decisionale, gestione dell’emergenza e pressione emotiva continua. È una specialità impegnativa, ma proprio per questo molto stimolante per chi apprezza il lavoro dinamico, pratico e ad alta intensità clinica.

Quanto guadagna uno specializzando in Anestesia e Rianimazione

Lo stipendio dello specializzando in anestesia e rianimazione segue il contratto nazionale delle scuole di specializzazione medica.

A partire dal 2026 è previsto un aumento del trattamento economico per gli specializzandi, con un incremento del 5% della quota fissa per tutte le specializzazioni e un ulteriore aumento del 50% della quota variabile per alcune discipline considerate particolarmente carenti, tra cui proprio Anestesia e Rianimazione.

Per gli specializzandi in Anestesia e Rianimazione, la retribuzione diventa quindi:

  • 1.833 euro netti circa al mese nei primi due anni di specializzazione (1.960,17 euro lordi/mese);
  • 1.941 euro netti circa al mese dal terzo anno in poi (2.067 euro lordi/mese).

Va anche considerato che il costo della vita può cambiare molto tra le diverse città universitarie. Sedi come Milano, Bologna o Roma possono comportare spese significativamente più elevate rispetto ad altre città. Per questo esiste la possibilità di svolgere attività lavorative compatibili con il percorso formativo e consentite dalla normativa vigente.

Quanto guadagna un anestesista rianimatore

Lo stipendio di un anestesista rianimatore può variare in modo significativo in base all’esperienza, al tipo di struttura in cui lavora e all’attività svolta, sia nel pubblico sia nel privato.

Nel Servizio Sanitario Nazionale, l’anestesista rianimatore è una delle figure più richieste. Lo stipendio di un medico specialista strutturato nel pubblico può aggirarsi mediamente tra i 3.800 e i 5.000 euro netti al mese, ma la cifra può aumentare in modo rilevante in base a:

  • numero di guardie e turni notturni;
  • reperibilità;
  • anzianità di servizio;
  • incarichi aggiuntivi;
  • attività extra consentite dalla normativa.

Le guardie e le reperibilità incidono infatti in maniera importante sulla retribuzione finale, soprattutto nelle strutture con elevata attività di emergenza, terapia intensiva o sala operatoria.

Nel settore privato possono esserci opportunità economiche ancora più elevate, in particolare per anestesisti che lavorano in attività di sala operatoria programmata o terapia del dolore. Gli stipendi in questi casi possono arrivare a raddoppiare quelli del pubblico. 

Le migliori scuole di specializzazione in Anestesia e Rianimazione in Italia

Le università che offrono la specializzazione in anestesia e rianimazione in Italia sono presenti in maniera capillare su tutto il territorio nazionale, con 42 scuole nel 2025 e un totale di oltre 1.400 posti tra contratti statali e regionali. 

Alcuni esempi dei posti disponibili nel 2025 includono:

  • Milano: 75 posti totali
  • Torino: 70 posti totali
  • Firenze: 53 posti totali
  • Cattolica del Sacro Cuore, Roma: 50 posti totali
  • Verona: 55 posti totali
  • Napoli Federico II: 55 posti totali più uno riservato
  • Bari, Bologna: 42 posti ciascuna

Questa capillarità dimostra quanto la specialità sia richiesta nel Servizio Sanitario Nazionale.

Non esiste una scuola in anestesia e rianimazione migliore in assoluto: la qualità della formazione dipende dai punti di forza dei singoli centri. Le differenze principali riguardano:

  • Esposizione in sala operatoria: alcune università offrono accesso a una varietà più ampia di interventi chirurgici, inclusi settori specialistici come cardiochirurgia, neurochirurgia o chirurgia pediatrica.
  • Qualità e volume della rianimazione e della terapia intensiva: centri con un maggior numero di posti letto in terapia intensiva consentono di acquisire più esperienza nella gestione dei pazienti critici.
  • Attività ostetrica, pediatrica e settori specialistici: la possibilità di fare esperienza in anestesia ostetrica, pediatrica, cardioanestesia o neuroanestesia varia tra le sedi.
  • Terapia del dolore: alcune scuole offrono un percorso formativo più approfondito in questo ambito, con maggiori opportunità di apprendere tecniche di analgesia interventistica e gestione del dolore cronico.
  • Autonomia dello specializzando: centri con un alto volume di attività e una rete formativa estesa tendono a concedere maggiore autonomia nella gestione del paziente, aumentando l’esperienza pratica e la capacità decisionale.

La differenza fondamentale tra le scuole non è nella qualità assoluta della preparazione, ma nell’ampiezza della rete formativa. Una rete formativa più ampia e un alto numero di interventi consentono allo specializzando di fare più esperienza pratica, acquisire competenze trasversali e sviluppare la capacità di gestire pazienti complessi.

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Milano

La specializzazione in anestesia e rianimazione a Milano rappresenta uno dei principali poli italiani per la formazione in anestesia e rianimazione, grazie alla presenza di numerose università, grandi ospedali ad alta specializzazione e una rete formativa estremamente ampia. La città offre infatti un volume clinico molto elevato e una casistica estremamente varia.

Le principali scuole di specializzazione presenti a Milano sono:

  • Università degli Studi di Milano (Statale);
  • Università di Milano-Bicocca;
  • Humanitas University;
  • Università Vita-Salute San Raffaele.

Uno dei maggiori punti di forza delle scuole milanesi è la rete ospedaliera di riferimento, che permette agli specializzandi di ruotare in strutture ad alta complessità e con intensa attività chirurgica e intensivistica.

La scuola della Statale di Milano si appoggia principalmente a ospedali come:

  • Policlinico di Milano;
  • Ospedale Niguarda;
  • ASST Fatebenefratelli-Sacco;
  • Istituto Nazionale dei Tumori;
  • Istituto Neurologico Carlo Besta;
  • Policlinico San Donato per alcune reti specialistiche.

Milano-Bicocca ha invece una forte integrazione con:

  • Ospedale San Gerardo di Monza;
  • Niguarda;
  • ASST Nord Milano;
  • altri ospedali dell’area lombarda convenzionati.

Humanitas University si sviluppa soprattutto all’interno dell’IRCCS Humanitas di Rozzano, centro ad altissimo volume chirurgico e specialistico.

Il San Raffaele offre invece una rete fortemente orientata verso attività ad alta specializzazione, con grande esposizione a:

  • cardiochirurgia;
  • neurochirurgia;
  • trapianti;
  • terapia intensiva avanzata;
  • chirurgie complesse multidisciplinari.

Questa varietà di reti formative permette agli specializzandi di acquisire esperienza in numerosi setting: sala operatoria, terapia intensiva, emergenza intraospedaliera, anestesia ostetrica, pediatrica, cardioanestesia, neuroanestesia e terapia del dolore.

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Roma

Anestesia e rianimazione a Roma si caratterizza per la presenza di numerose università, grandi policlinici universitari e una rete ospedaliera molto ampia. La città offre infatti modelli formativi differenti, con possibilità di esposizione a contesti clinici molto vari e ad alta complessità.

Le principali scuole a Roma sono:

  • Sapienza Università di Roma;
  • Università di Roma Tor Vergata;
  • Università Cattolica del Sacro Cuore;
  • Università Campus Bio-Medico di Roma.

Uno degli aspetti più importanti della formazione romana è l’estensione della rete ospedaliera. Le scuole non si limitano infatti al policlinico universitario principale, ma collaborano con numerosi ospedali cittadini, permettendo agli specializzandi di ruotare in contesti diversi e acquisire esperienza in molteplici ambiti della disciplina.

La scuola della Cattolica fa riferimento principalmente al Policlinico Universitario Agostino Gemelli, uno dei centri più grandi e specialistici d’Italia, ma la rete formativa comprende anche:

  • Ospedale Fatebenefratelli – Isola Tiberina;
  • Ospedale San Filippo Neri;
  • Ospedale San Giovanni Addolorata;
  • Policlinico Casilino;
  • Ospedale Cristo Re.

La Cattolica viene spesso considerata una delle realtà con maggiore esposizione chirurgica e perioperatoria.

La Sapienza ha come sedi principali il Policlinico Umberto I e l’Ospedale Sant’Andrea, ma gli specializzandi possono frequentare anche altri importanti ospedali romani, tra cui il San Camillo-Forlanini, centro con elevata attività chirurgica e intensivistica. La Sapienza, soprattutto attraverso il Policlinico Umberto I, offre un’enorme esposizione al paziente critico e alla terapia intensiva grazie all’elevato afflusso di urgenze.

Tor Vergata si sviluppa principalmente attorno al Policlinico Tor Vergata, con collaborazioni che permettono l’accesso anche ad altre strutture ospedaliere della rete regionale e cittadina. Questa sede ha una buona componente di terapia intensiva e gestione internistica del paziente critico, con forte attività in emergenza e rianimazione.

Il Campus Bio-Medico ha invece come riferimento principale il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, realtà molto orientata verso attività chirurgica specialistica, terapia intensiva e gestione multidisciplinare del paziente, collaborando anch’esso con altre strutture della rete formativa.

Come Milano, anche Roma offre una casistica molto ampia e un elevato volume clinico. La presenza di numerose scuole e ospedali permette inoltre di scegliere tra modelli formativi differenti: alcune sedi sono maggiormente orientate alla terapia intensiva e al paziente critico, altre alla chirurgia specialistica o all’attività perioperatoria, come spiegato precedentemente.

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Bologna

La scuola di anestesia e rianimazione a Bologna fa riferimento all’Università di Bologna e si appoggia al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi.

Bologna è storicamente apprezzata per la solidità della formazione teorica, l’elevata qualità della didattica e la forte integrazione tra attività universitaria e pratica ospedaliera.

Rispetto ad altre realtà maggiormente orientate all’attività perioperatoria, la formazione bolognese viene spesso percepita come molto focalizzata sulla rianimazione, sulla terapia intensiva e sulla gestione del paziente critico. Tuttavia viene comunque garantita anche l’esperienza in sala operatoria 

Bologna fa al caso degli studenti interessati soprattutto alla rianimazione e alla terapia intensiva.

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Napoli

A Napoli, la specializzazione in anestesia e rianimazione può essere seguita presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’Università Luigi Vanvitelli. Entrambe le scuole offrono un percorso ad alta intensità pratica, con forte esposizione clinica e un ampio volume di pazienti.

La Vanvitelli ha come ospedale di riferimento l’AOU Federico II – Primo Policlinico, integrato in una rete che comprende anche il Cardarelli, l’Ospedale dei Colli e altri presidi regionali. Durante la specializzazione si acquisiscono esperienza in sala operatoria, terapia intensiva e gestione del paziente critico, con una casistica molto diversificata.

La Federico II si concentra sul Policlinico Federico II, ma permette rotazioni anche in altre aziende ospedaliere della città, offrendo esperienze in diversi ambiti anestesiologici.

Punti di forza:

  • Alta esposizione clinica e pratiche quotidiane su pazienti critici
  • Grande volume di attività chirurgica e rianimatoria
  • Possibilità di sviluppare autonomia e competenze trasversali
  • Formazione completa in sala operatoria, emergenza e terapia intensiva

Grazie a questa rete e al numero elevato di pazienti, Napoli rappresenta un contesto formativo vivo e stimolante.

Specializzazione in Anestesia e Rianimazione a Torino

La specializzazione in anestesia e rianimazione a Torino si svolge presso l’Università degli Studi di Torino.

Uno dei principali punti di forza della scuola torinese è proprio la varietà delle strutture ospedaliere coinvolte nella formazione. Gli specializzandi possono infatti frequentare numerosi ospedali della rete universitaria e regionale, confrontandosi con contesti clinici differenti e acquisendo esperienza in molteplici ambiti della disciplina. Generalmente le rotazioni avvengono ogni 3 mesi. 

Tra le principali strutture della rete formativa rientrano:

  • Città della Salute e della Scienza di Torino;
  • Ospedali appartenenti all’ ASL Città di Torino;
  • Ospedale Infantile Regina Margherita;
  • Ospedale ginecologico Sant’Anna;
  • altri ospedali dell’area torinese e piemontese convenzionati.

Dal punto di vista formativo, Torino si caratterizza per il buon equilibrio tra preparazione teorica e attività pratica. L’obiettivo è quello di formare specializzandi preparati dal punto di vista teorico, sviluppando autonomia tecnica e decisionale nel corso degli anni.

La presenza di centri specialistici dedicati a cardiochirurgia, neurochirurgia, traumatologia, ostetricia e pediatria permette inoltre di acquisire esperienza in settori molto differenti dell’anestesia e rianimazione.

Com'è la vita durante la specializzazione in Anestesia e Rianimazione

Come possiamo descrivere l’esperienza della specializzazione in anestesia e rianimazione? La giornata di uno specializzando in anestesia e rianimazione è caratterizzata da ritmi molto variabili e da un carico di lavoro che cambia profondamente in base al setting in cui si lavora. È proprio questa varietà a rendere la specializzazione in anestesia e rianimazione un percorso intenso, ma anche estremamente formativo.

La sala operatoria rappresenta generalmente il contesto più organizzato, con turni e orari relativamente prevedibili, anche se non mancano guardie, reperibilità e giornate più pesanti. Qui il lavoro richiede una coscienza approfondita della farmacologia e della fisiologia e capacità di collaborare con il team chirurgico.

In rianimazione, invece, i ritmi possono diventare molto più impegnativi, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Le guardie e i turni notturni fanno parte integrante della formazione e spesso espongono lo specializzando a situazioni critiche, urgenze e decisioni da prendere in tempi rapidi. È un ambiente ad alta intensità, in cui il carico assistenziale e la responsabilità percepita possono essere elevati.

Si tratta di una scuola con una fortissima componente pratica. Fin dai primi anni lo specializzando viene coinvolto direttamente nelle procedure e nella gestione clinica del paziente. Questo può risultare stancante, soprattutto nei periodi con molte notti o turni ravvicinati, ma consente anche una crescita professionale molto rapida. Con il tempo aumentano non solo le competenze tecniche, ma anche la capacità decisionale e la gestione dello stress, qualità fondamentali per un anestesista-rianimatore che spesso deve prendere decisioni rapide in contesti complessi.

È difficile entrare in Anestesia e Rianimazione?

Anestesia e Rianimazione non è generalmente considerata tra le scuole di specializzazione più proibitive del concorso SSM. La competitività di anestesia e rianimazione SSM, infatti, è moderata se confrontata con altre specializzazioni molto richieste, anche grazie al numero elevato di posti disponibili e alla presenza di numerose sedi distribuite in tutta Italia.

Detto questo, esiste una notevole variabilità tra le diverse università. Alcune scuole risultano più ambite e registrano punteggi di ingresso superiori alla media nazionale. Tra queste vengono troviamo sedi come la Cattolica, Bologna o Insubria, dove la competitività è più alta e l’accesso richiede una preparazione solida.

Nel complesso, quindi, Anestesia e Rianimazione resta una specializzazione relativamente accessibile per chi si prepara al meglio al test SSM. Tuttavia, se l’obiettivo è ottenere una sede particolarmente richiesta o una grande città, non basta “studiacchiare”: è necessario arrivare al concorso con una preparazione adeguata e un buon punteggio.

Come prepararsi al test SSM per entrare in Anestesia e Rianimazione

La prima cosa da fare è capire quale punteggio si vuole raggiungere in base alle università a cui si è interessati. A partire da questo obiettivo, è importante organizzare lo studio in modo intelligente, concentrandosi prima sulle materie ad alta resa e sugli argomenti in cui si hanno più difficoltà.

Un altro aspetto fondamentale è allenarsi con quiz e simulazioni con costanza. Fare pratica aiuta non solo a consolidare le conoscenze, ma anche a prendere confidenza con i tempi e con la struttura del test SSM.

Se prepararsi da soli risulta complicato, può essere utile affidarsi a un aiuto esterno. I corsi SSM di Peer4Med sono pensati per aiutare gli studenti a pianificare lo studio in maniera efficace, con programmi organizzati, simulazioni e materiali utili per arrivare al concorso con una preparazione più solida. Sul sito sono disponibili anche simulazioni gratuite e risorse di studio per iniziare ad allenarsi fin da subito.

Scopri i nostri corsi SSM

FAQ sulla specializzazione in Anestesia e Rianimazione

  • Quanto dura la specializzazione in Anestesia e Rianimazione?

La specializzazione in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore dura 5 anni ed è tra le più pratiche in ambito medico. Il percorso forma medici esperti nella gestione del paziente critico, tra sala operatoria, terapia intensiva, emergenza e terapia del dolore, con attività clinica diretta e crescente autonomia fin dai primi anni.

  • Quanti posti ci sono per Anestesia e Rianimazione al test SSM?

I posti in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore sono alquanto numerosi del concorso SSM. Per il 2025 erano disponibili 1.438 contratti statali e 11 regionali, contro i 1.548 statali e 14 regionali del 2024. La specialità mantiene ogni anno molti posti grazie all’elevata richiesta di anestesisti negli ospedali italiani.

  • Quanto guadagna un anestesista rianimatore?

Un anestesista rianimatore nel Servizio Sanitario Nazionale guadagna mediamente tra 3.800 e 5.000 euro netti al mese. La retribuzione varia in base a esperienza, guardie, turni notturni, reperibilità e incarichi aggiuntivi. Nel settore privato, soprattutto in sala operatoria e terapia del dolore, i compensi possono essere ancora più alti.

  • Quali sono le università per Anestesia e Rianimazione in Italia?

In Italia le scuole di specializzazione in Anestesia e Rianimazione sono stati 42 nel 2025, con oltre 1.400 posti disponibili tra contratti statali e regionali. Tra le sedi con più posti figurano Università degli Studi dell’Insubia, Università degli Studi di Bologna, Università degli Studi di Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore. La scelta dipende soprattutto dalla rete formativa, dall’esperienza pratica e dai settori specialistici disponibili.

  • È difficile entrare in Anestesia e Rianimazione?

Entrare in Anestesia e Rianimazione non è tra le sfide più difficili del concorso SSM: la specializzazione ha una competitività moderata grazie all'alto numero di posti e alle numerose sedi in Italia. Alcune università, come l'Università Cattolica del Sacro Cuore, l'Università di Bologna e l'Università degli Studi dell'Insubria, richiedono però punteggi più alti e una preparazione solida al test SSM.

  • Anestesia e Rianimazione è una buona scelta?

Anestesia e Rianimazione è considerata una delle specializzazioni più complete e richieste del panorama medico italiano. Offre formazione in sala operatoria, terapia intensiva, emergenza e terapia del dolore, con ottime prospettive lavorative nel Servizio Sanitario Nazionale. La specialità è adatta a chi cerca un lavoro dinamico, tecnico e ad alta responsabilità, con forte componente pratica e decisionale.

  • Che lavoro fa un anestesista rianimatore dopo la specializzazione?

Dopo la specializzazione, un anestesista rianimatore lavora principalmente in sala operatoria, gestendo anestesia generale e loco-regionale, e in terapia intensiva, occupandosi di pazienti critici. Può operare anche in pronto soccorso, emergenza-urgenza e terapia del dolore, oltre a seguire il percorso perioperatorio del paziente. Può lavorare nel Servizio Sanitario Nazionale o in strutture private accreditate.